Batterie ritirate:colpa dei cinesi o della tecnologia?

Nei giorni scorsi la Nokia è stata costretta a richiamare dal mercato 46 milioni di batterie a rischio di surriscaldamento, ma forse non è tutta colpa delle fabbriche cinesi che le hanno prodotte. Intervistato dal quotidiano inglese Times, il professore Masataka Wakihara dell’Istituto di tecnologia di Tokyo ricorda che aumenti di temperatura tali da far rischiare l’esplosione sono un limite tecnologico tipico di questi alimentatori. È un’opinione condivisa da un altro scienziato giapponese, Kuniaki Tatsumi dell’Istituto di scienza e tecnologia industriale. Ecco perché, come osserva Wakihara, alcuni ricercatori stanno sviluppando un nuovo tipo di batterie ai polimeri di litio: non sono infiammabili perché l’elettrolita è in un composito di polimero solido. Sono già disponibili sul mercato in alcuni modelli di computer portatili, e possono essere impiegate per alimentare i veicoli elettrici.
Negli ultimi anni i casi di ritiro dal mercato non sono stati pochi: nel 2006 la Sony ha richiamato più di 7 miloni di batterie utilizzate in computer di altri produttori e nel 2004 la Kyocera ne ritirò un milione. E appena un mese fa la Toyota ha ritardato il lancio della Prius, un veicolo ibrido alimentato a benzina ed energia elettrica, proprio per la tendenza delle batterie al litio a surriscaldarsi.

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